Il giorno in cui ho deciso di guardare in quell’angolo buio del garage non immaginavo cosa sarebbe accaduto. Sapevo che c’era una vecchia motocicletta, dimenticata da decenni da tutta la famiglia e sepolta da mille cianfrusaglie. Sapevo che la usava mio padre, nei primi anni Settanta. Avevo visto delle fotografie dove era in giro con mia madre. La moto gli era stata regalata da un parente. Quando mio padre la ereditò era già una moto “vecchia” e la verniciò due volte a pennello, prima arancione e poi nera, per ammodernarla a suo piacimento, giustamente, visto che servì a conquistare mia madre. Raggiunto quel successo la moto finì sepolta in garage e tutti se ne dimenticarono. Poi un bel giorno, nel 2013, mi sono svegliata io e ho deciso di ridarle vita. Mio padre cercò di dissuadermi per varie e valide ragioni. Ma oramai ero già partita con la testa e con il cuore: quando ho riesumato di nascosto la Sertum dal garage è stato un colpo di fulmine. Ho pazientato 2 anni per rimetterla in strada, tra trovare una persona affidabile che ci mettesse le mani e rifare i documenti. Non mi sono mai scoraggiata, anzi, potrei dire che è filato tutto liscio come l’olio, considerando che la velocità media della mia motocicletta è 40 km/h.

Nel frattempo mi sono interessata alla storia della casa motociclistica, ho aperto il gruppo su Facebook “Moto Sertum” e mi si è aperto un mondo che nella mia esistenza ho sempre ignorato. Eppure c’era, era lì a portata di mano, come la mia Mina in garage.

Ogni giorno è stata una scoperta di nuove emozioni. E anche i momenti peggiori si sono rivelati una fortuna. Un giorno, rimanendo a piedi sotto casa, ho conosciuto Stefano Pracca, meccanico specializzato in qualsiasi tipo di mezzo d’epoca con 2, 3 e 4 ruote, grande amante delle Fiat Topolino. Era nel parmense in occasione dell’Asi MotoShow.
Stefano ed io siamo diventati amici e parlando abbiamo deciso che avrei scritto un libro sui Sertumisti e sugli appassionati di moto d’epoca, per raccontare le loro storie e avventure.
Se è vero che le motociclette sono mezzi per raggiungere emozioni inesplorate, io viaggio nel passato, a 40 km/h, a caccia di curiosità storiche e luoghi abbandonati, ma soprattutto alla ricerca di storie di motocicliste/i di mezzi d’epoca. Queste persone sono individui fuori dall’ordinario, colti di Storia, di fatti passati e di cultura sociale, arricchiti da esperienze individuali e familiari assolutamente uniche, dove le motociclette hanno avuto un ruolo fondamentale.
Questo patrimonio non può finire nel dimenticatoio, come ha rischiato di fare la mia Mina.

Stefano mi ha invitata a incontrare la Sertum Sei Giorni a Castiglione Torinese e due sertumisti di sua conoscenza, che vivono come lui in Piemonte. Per provare cosa significa davvero essere un sertumista e risultare credibile agli occhi di chi avrei incontrato dovevo presentarmi con Mina, non avevo scelta. Così ho studiato il percorso e da un giorno all’altro ho deciso di partire. Era la settimana prima di Ferragosto.

Ovviamente ignoravo che fosse il periodo peggiore dell’anno per far viaggiare una moto d’epoca e dovevo sperare che Sant’Iligio, Santo dei Meccanici, non fosse in ferie pure lui.

È stata un’esperienza incredibile, che ho avuto l’opportunità di raccontare su Motociclismo d’Epoca di aprile 2018. Contemporaneamente è nato il progetto editoriale The Sertumist, attivo su Facebook e su Instagram, dove condivido tutto quello che accade nel mio percorso da quando ho scoperto la felicità in sella a una moto fuori dal tempo.

Cos’ho imparato? Che a volte la felicità è nascosta in un luogo vicino a te, ma ignorato, come l’angolo del tuo garage. La passione muove la nostra vita, per tutto il resto non fatemi domande, soprattutto in tema di meccanica.