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Finalmente la primavera: la lettura delle emozioni di Lavinia Lalle

Finalmente la primavera: la lettura delle emozioni di Lavinia Lalle

Il romanzo raccontato a Classic Drive Art

«Finalmente la primavera, finalmente quel profumo di gelsomino misto al sole di maggio che batte sui marciapiedi romani. Finalmente quell’aria calda, ma non troppo». Inizia così l’intervista Lavinia Lalle, ospite della sesta puntata di Classic Drive Art. Il suo romanzo, Finalmente la primavera, uscito quest’anno per Porto Seguro, è un vero e proprio manifesto della speranza e dell’emotività consapevole. 

«Sì, io ho voluto mettere un faro sulle emozioni» esordisce sicura Lavinia Lalle. Finalmente la primavera è questo: un fascio di luce su quello che ci rende al contempo fragili, esposti, ma anche incredibilmente forti, unici, umani. 

Animare su carta in grado di veicolare un messaggio tanto profondo non è facile, e Lavinia ha scelto di farlo ispirandosi ai grandi romanzi della tradizione russa. «Diciamo che sono una grande appassionata di autori russi, in particolare Tolstoj, Dostoevskij» sottolinea infatti Lalle. «Quando li leggo mi rendo sempre conto di quanto non siano mai cambiate, nel corso del tempo, le sensazioni, le emozioni umane. Quello che ho cercato di fare, rifacendomi a loro in maniera assolutamente indegna, è mettere appunto le emozioni al microscopio, cercando di dilatarle proprio per leggerle meglio; perché sono le emozioni il motore dei nostri desideri più profondi». 

Le emozioni, costante immutabile dell’umanità, messe ancora una volta nel mirino della letteratura: è una storia antica quanto l’uomo, eppure Lavinia Lalle riesce a darle nuova linfa. Lo fa attraverso Caterina, un personaggio volutamente ingenuo, naïf e spensierato, modellato dall’autrice affinché fosse «il più possibile vicina a un bambino» e dunque un interprete sincero delle sue emozioni. 

«Il tutto nasce da un incontro che Caterina fa con la signora Renata, una signora molto anziana che lei incontra per caso, una sconosciuta, che le dice, in romanesco: “Tu non devi aver paura di aver paura”». È con questa semplice frase, infatti, che l’abitudine e la spontaneità con cui reprimiamo le sensazioni che non capiamo o che ci spaventa crolla, come un castello di carte. Nudi di questo spirito di auto-protezione soffocante, possiamo aprirci a nuovi orizzonti.

«Il messaggio che io lancio è: ascoltiamoci di più» ribadisce Lavinia Lalle: impariamo a considerare le nostre emozioni come stimolo per andare avanti, piuttosto che come freno che ci trattiene nella non comprensione di sé. «L’unica cosa che possiamo fare è ascoltarle, imparare a leggerle, perché sono il motore – ripeto – del nostro desiderio, perché l’emozione diventa pensiero, e quindi poi diventa azione concreta, e quindi possiamo diventare artefici più consapevoli di quello che è il nostro destino».

Una tale vocazione all’auto-comprensione e all’accettazione delle proprie fragilità è forse retaggio della formazione teatrale di Lavinia Lalle, che fin da bambina si impegna tanto sul palcoscenico quanto nella sceneggiatura. Ma, a sua detta, è stata soprattutto l’osservazione del mondo circostante – un circo di falsità e finzione – a farle aprire gli occhi: «ci troviamo spesso a dover dimostrare qualcosa che non siamo, siamo chiamati a stupire con effetti speciali… e questo porta necessariamente a non essere autentici, ad indossare quotidianamente una maschera che distorce completamente la nostra vita, in questa corsa per apparire in un certo modo. È come la maschera del teatro: da una parte ci dà sicurezza, dall’altra ci rende assolutamente schiavi». 

Come liberarci da questa schiavitù? Come ha fatto Caterina, con la spinta della signora Renata: ascoltandoci. Solo così, accettando le nostre emozioni e facendone il nostro punto di forza, saremo in grado di «trasformare l’ordinario in straordinario».

Guarda l’intervista a Lavinia Lalle nella sesta puntata di Classic Drive Art!

Alessandro Bellomarini: nostalgia tra passato e presente

Alessandro Bellomarini: nostalgia tra passato e presente

Lo scrittore presenta il romanzo I giorni che ho perso a Classic Drive Art

 

Con il libro I giorni che ho perso, Alessandro Bellomarini guarda con nostalgia a un’epoca passata. Storia di amicizia e di fratellanza, il romanzo racconta di Giony ed Ermes, vittime dei propri trent’anni e di due vite monotone. Sarà la morte di una vecchia amica, Morena, a unire i loro destini e donare nuova emozione alle loro esistenze. 

BellomariniPubblicato da Porto Seguro Editore, I giorni che ho perso è dunque in bilico tra un passato già semiavvolto nel torpore della memoria e un presente da cui evadere: da una parte le emozioni dell’estate del 2006, dall’altra l’inverno 2019, troppo grigio in attesa di nuovi colori. 

«È un libro con un’alta dose di nostalgia» ammette Alessandro Bellomarini a Classic Drive Art. Classe 1988, scrittore, poeta, sceneggiatore e produttore esecutivo: al suo attivo, Bellomarini ha già diverse raccolte di poesie, sceneggiature e commedie teatrali. I giorni che ho perso, però, è per lui un romanzo particolarmente sentito. 

Quello di Morena, infatti, è un personaggio che ricalca una vecchia conoscenza dell’autore. «Ha un nome diverso nella realtà, ma è esistita veramente: è una ragazza che ho conosciuto, con cui avevo un’amicizia e che, purtroppo, è morta. Ho voluto farle questo omaggio postumo».

La storia si snoda tra la disincantata periferia di Roma e due città dal fascino tutto europeo, Siviglia e Venezia. È quest’ultima, infatti, a comparire in copertina: San Marco svetta dietro a un motorino Ciao, ritratto in colori pastello.

«Ho scelto Venezia perché è una città a cui sono molto legato» confessa Bellomarini. «Volevo mettere questo Ciao perché, essendo un elemento nostalgia, mi dava un effetto di antico. Nella storia, questo Ciao viene da un ragazzo di colore che si chiama Pier, che bazzica per Venezia, vivendo come tatuatore abusivo: sarà lui a vedere illecitamente questo motorino che poi presterà a Morena e ai ragazzi per fare un giro tra le calle».

I giorni che ho perso ha già iniziato il suo tour promozionale. Tra firmacopie ed eventi di lettura, il libro di Alessandro Bellomarini ha viaggiato da Roma alla Toscana, all’Umbria, terminando il suo percorso proprio a Venezia. Oggi, è disponibile su tutti i principali siti di distribuzione.

 Valentina Baraldi